NO AD ACEA, L'ACQUA DI LADISPOLI DEVE RIMANERE PUBBLICA

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Il 14 novembre scorso, la società ACEA Ato2 è tornata a diffidare il Comune di Ladispoli a cedere il servizio idrico integrato al gestore dell’ambito territoriale n. 2 (ATO2). Una diffida che ha colpito anche altri comuni: Agosta, Arsoli, Canale Monterano, Civitavecchia, Roviano, Marano Equo. Comuni che da tempo agiscono di concerto per resistere alle forti pressioni provenienti, anche dalla Regione Lazio, per privatizzare tutto il servizio idrico del centro Italia, affidandolo alla gestione unica di Acea.
Come premessa, occorre dire che la pretesa di Acea di diventare gestore unico è conseguenza del decreto “sblocca Italia” del Governo Renzi, che obbliga la cessione delle reti al gestore più grande della provincia, senza poter decidere come gestire l’acqua nel proprio comune.

Il Comune di Ladispoli e gli altri sopracitati comuni hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato affinché si pronunci sull’esistenza o meno di un effettivo obbligo per le amministrazioni a cedere la rete ad Acea Ato2. Tale decisione nasce dalla discordanza tra due sentenze emesse dal Tar Lazio riguardanti il tema in questione. Con la prima il Tar ha stabilito l'obbligo di cedere le reti ad Acea Ato2. Con la seconda sentenza si è pronunciato in maniera opposta, asserendo che tale obbligo scatterà solo quando la Regione Lazio avrà definito i nuovi bacini di ambito territoriali (ABI), necessari alla gestione del servizio idrico.

Inoltre, in tale quadro, non è accettabile proprio l’atteggiamento della Regione Lazio, che da una parte, grazie anche alle pressioni del Movimento 5 Stelle, vota all’unanimità la Legge regionale d’iniziativa popolare (L.R. 5/2014), promossa dai comitati dell’acqua in materia di tutela, governo e gestione pubblica delle Acque ma dall’altra, non solo non ne dà seguito, ma addirittura diffida i Comuni, che non l’hanno ancora fatto, a consegnare gli impianti all’attuale gestore Acea ATO2.

La scelta compiuta dal Comune di Ladispoli negli anni, e per la quale oggi è considerato inadempiente, è stata invece quella di mantenere una gestione in house del servizio per mezzo dell’azienda municipalizzata Flavia Acque; azienda che, va riconosciuto, svolge il suo lavoro in maniera efficiente.

Per meglio comprendere la ragionevolezza di questa gestione rispetto all’affidamento della rete ai privati, basti pensare alle differenze esistenti in termini di qualità e costi del servizio tra le città di Ladispoli e Cerveteri. Quest’ultima in passato ha ceduto gli impianti ad Acea e ne ha ricevuto disservizi, inefficienze, aumento della tariffa.

Da parte nostra invitiamo anzitutto il Comune a non cedere alle pressioni in corso, attendendo il pronunciamento del Consiglio di Stato. Come Movimento 5 Stelle ci siamo immediatamente attivati incontrando sindaco e vicesindaco di Ladispoli e confrontandoci con i nostri rappresentanti in Parlamento e al Comune di Roma. Continueremo a seguire da vicino la questione, facendo pressione tramite i nostri portavoce in Parlamento ed in consiglio regionale (che abbiamo subito contattato) e ribadendo il nostro impegno nella difesa della gestione pubblica del servizio idrico di Ladispoli, come richiesto dai cittadini in occasione del referendum del 2011.

 

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